giovedì 29 maggio 2008

Elezioni Provinciali 2008: siglato accordo elettorale nell'UDC tra Corleone e Prizzi


C'era il canonico tavolo avvolto dai manifesti del candidato alle elezioni provinciali del 15 e 16 giugno ma loro si sono voluti sedere sullo spigolo del piccolo palco posto all'interno del centro multimediale di S. Lucia a Corleone. Buona parte della nomenclatura UDC corleonese oggi pomeriggio ha accolto il Senatore Antinoro e il candidato alle provinciali Luigi Vallone: i consiglieri Cardella, Labruzzo, Macaluso e Piazza e i due assessori Vintaloro e Siragusa. Il messaggio lanciato all'uditorio è stato inequivocabile: uniti per la elezione al consiglio provinciale di Luigi Vallone e maggiore "visibilità" per Corleone. Ma cosa si intende per "maggiore visibilità"? Nelle settimane scorse era data per certa la candidatura di Pio Siragusa a Palazzo Comitini ma poi si era appreso che l'onere di rappresentare l'UDC nel collegio di Corleone era toccato a Luigi Vallone ex sindaco di Prizzi. E' lecito quindi supporre che "maggiore visibilità" potrebbe significare un incarico assessoriale al mancato candidato Siragusa. Lo stesso Senatore Antinoro, neo assessore regionale anche se ancora privo di deleghe come gli altri, nel suo intervento ha detto che gli equilibri di partito hanno suggerito la candidatura di Vallone ma che Corleone avrà la sua "visibilità". Gli interventi di Pippo Cardella, Vincenzo Labruzzo e Carlo Vintaloro hanno , in linguaggio poco politichese e molto pragmatico, chiarito che Corleone merita di avere un rappresentante nel governo provinciale. Ci sentiamo di avvalorare tale tesi in quanto sarebbe un evento estremamente positivo per la città di Corleone non dimenticando anche l'unico candidato corleonese e cioè Mauro Di Vita nelle fle del PDL. Di Vita eletto tra gli scranni di Palazzo Comitini e Siragusa membro della giunta provinciale sarebbe un fatto storico per Corleone.
D.L.

mercoledì 28 maggio 2008

Quello che Fini scrisse su Giorgio Almirante, molto ma molto tempo fa....



E' a dir poco difficile immaginare la destra italiana di oggi senza l'opera di Giorgio Almirante. Senza di lui non saremmo quei che siamo. Senza di lui non saremmo qui.
Questa destra non è figlia del caso o dell'improvvisazione. E' figlia del lungo cammino che Almirante, con altri, intraprese agli albori della Repubblica.
A quel cammino si sono aggiunti, via, altri italiani perbene, altre intelligenze, altre storie. E se questa aggregazione è stata possibile, ciò si deve al modo generoso con cui Almirante guardava all'impegno politico.
Mai sterilmente nostalgico, mai ripiegato su se stesso, mai ostile al nuovo, Almirante ci ha insegnato a puntare al futuro, a guardare al domani. Era un uomo che ha avuto un destino curioso, quello di anticipare i tempi con una lucidità straordinaria. Parlava di pacificazione quando gli altri si ostinavano a parlare di divisione degli italiani. Parlava di riforme istituzionali e costituzionali quando per gli altri la Costituzione era un tabù intoccabile. Parlava di moralità pubblica quando gli altri si rifiutavano di mettere in discussione il sistema delle tangenti. Parlava di Patria quando gli altri la beffeggiavano e la deridevano. Parlava di Europa quando l'Europa era lontana, inarrivabile. Un anticipatore, insomma, uno che guardava al futuro, che lo intuiva e lo progettava.
Ricordare Giorgio Almirante non è dunque doveroso e dolce. È necessario. Necessario per noi e per tutti coloro che, come lui, vogliono immaginare un'Italia civilmente pacificata, politicamente rinnovata, moralmente pulita ed europea. Di quell'Europa che tanto amava perché vi ritrovava le radici culturali della nostra civiltà feconda e inarrivabile.
Lezione politica altissima, la sua. Che ne fa uno dei padri di quell'Italia civile che la politica ha spesso ignorato e offeso.
Il nostro compito, rinnovando le istituzioni, è quello di ricomporre il giusto equilibrio fra politica e società, fra governati e governanti, proprio così come Giorgio Almirante voleva.
Se ci riusciremo avremo compiuto l'opera che egli ci aveva insegnato. Sarebbe il traguardo più bello per tutti.
Gianfranco Fini
(da www.giorgioalmirante.it)

Scontri alla "Sapienza" : perchè la violenza è vista sempre da un lato?


La violenza non è mai la risoluzione ai problemi.In piu' direi che i problemi della Nazione sono talmente tanti e tali che non bisogna perdere tempo dietro a gente che per mestiere fa la provocazione. Qui non si entrerà nel merito di chi ha cominciato per prima o chi ha torto o ragione perchè in questo caso tutti hanno torto. Si vuol comunque porre l'accento sulla informazione che in questi giorni viene propinata. " Attacco di stampo neofascista alla Università La Sapienza", " Fuori i Fascisti dall'Università", " Episodio di violenza ai danni di giovani dei centri sociali romani". Dunque per i mass media il cattivo si trova solo da una parte. E'giusto tutto questo? In verità si dovrebbe discutere sul fatto che il potere dell'informazione oggi in Italia è enormemente cresciuto ed ha un potere di influenza sull'opinione pubblica decisamente insostenibile. In ispecie quando certa stampa è marcatamente schierata. Occorre invece lavorare tutti insieme per migliorare la situazione disastrosa in cui versa la nostra Patria, occorre lavorare per svecchiare e rinnovare radicalmente una classe politica che si autogenera rinnovando nel contempo danni irreparabili causati da quaranta anni a questa parte, occorre uno sforzo comune affinchè il Tricolore possa avere il giusto rispetto , anche internazionale, che merita.
D.L.

martedì 27 maggio 2008

Il problema dei Rom in Italia: a Strasburgo l'On. Fiore( FN) chiede interventi risolutivi


Non poteva iniziare meglio la prima sessione a Strasburgo del neo eurodeputato di Forza Nuova Roberto Fiore. L'apertura dei lavori, nel lunedì pomeriggio, infatti, ha visto il "blitz" del tedesco Martin Schulz - con la complicità dell´Arcobaleno di casa nostra - finalizzata ad ottenere la discussione in aula del "caso rom" e della conseguente e presunta violazione di non meglio identificati diritti umani.
Pronta la reazione del leader nazionale di Forza Nuova il quale ha chiesto ed ottenuto dalla presidenza UE la facoltà di parlare nel corso della discussione del martedì pomeriggio.
L'intervento é stato diretto e chiaro, con una disamina precisa della situazione odierna e conseguente prospettazione dei rimedi del caso, conformemente ai temi più volte trattati nel corso dell'ultima campagna elettorale. In primis Fiore ha denunciato la politica dell' ultimo governo Prodi, compreso l'allargamento della comunità europea alla Romania in assenza di moratoria, al pari degli altri paesi europei.
Fiore ha chiesto la sospensione degli accordi di Schengen come condizione imprescindibile per ottenere un'efficace controllo alle frontiere dei flussi migratori.
Ha condannato lo status quo attuale, che vede il proliferare dei cosiddetti "villaggi della solidarietà" all' interno dei quali la propensione al crimine e lo spregio delle più elementari norme igienico-sanitarie rappresentano la consuetudine. Non ultimo, ha esaminato l'aspetto che riguarda direttamente una prole minorenne che versa in situazioni di tale disagio da imporre l'intervento coattivo della giustizia minorile mediante l'adozione di provvedimenti di revoca della patria potestà. Sempre nel corso del suo intervento, l`On. Fiore si é soffermato sulla necessità di procedere ad una immediata chiusura dei campi rom ed alla istituzione di un "tavolo" operativo tra i rappresentanti di Italia, Romania, Macedonia e Bosnia per un tanto rapido, quanto umano, rimpatrio dei soggetti rom. Infine Fiore ha chiesto per l'Italia, al pari di altri paesi, l'istituzione del reato di immigrazione clandestina.

domenica 25 maggio 2008

Il nucleare? Se vogliamo essere una Nazione forte è indispensabile


Chiunque facendo un po' di calcoli si puo' rendere conto come le bollette dell'energia elettrica siano in esorbitante ascesa.l'Italia, da un punto di vista energetico, è una Nazione estremamente dipendente dall'estero. Importiamo energia elettrica da mezza Europa pagandola fior di quattrini e moltissima di essa proviene dalla Francia che è uno dei maggiori produttori mondiali attraverso la energia nucleare. Perchè allora non utilizzare il nucleare anche da noi? Semplice. Ci hanno da anni propinato il concetto che il nucleare è una fonte di energia pericolosa e molto costosa. Ma intanto continuiamo a comprarla all'estero a costi altissimi ( ecco uno dei motivi dell'aumento delle bollette della luce) e da un paese vicinissimo a noi ( un eventuale incidente in una centrale nucleare francese potrebbe avere ripercussioni anche sulla nostra popolazione in quanto i confini non sono una barriera anti radiazioni!) La verità è che non si fa nulla per cercare di rendere la nostra Patria il piu' possibile indipendente dall'estero. I vari governi che si sono succeduti hanno da sempre anticipato il concetto di "globalizzazione". Già! La globalizzazione. In un tempo non lontano perderemo anche i ricordi di cosa voleva essere italiani, con le nostre tradizioni, la nostra cultura, il nostro modo di essere fieri di avere una storia millenaria che ha visto nascere uomini di cultura, statisti, condottieri e scienziati.
Quella per la reintroduzione del nucleare è dunque una battaglia culturale. Esattamente. È necessario creare un clima sociale di consapevolezza e accettazione che renda possibile l’installazione d’impianti per la produzione di energia nucleare in territorio italiano.
D.L.

sabato 24 maggio 2008

Il Direttore Generale del Comune di Corleone: il Dr. Sebastiano Piraino



Sicuramente dimostra molto meno dei suoi 44 anni. Sposato, palermitano ma originario di Ciminna, il Dr. Sebastiano Piraino è il Direttore Generale del Comune di Corleone dalla fine del 2002. Viso giovanile, carattere spigliato, piena disponibilità verso i dipendenti dell'Ente ma anche assoluto rigore nel far osservare la miriade di norme che regolano la vita amministrativa e organizzativa di un Ente pubblico. Dopo la precedente amministrazione comunale guidata dall'On. Nicolò Nicolosi è stato confermato dall'attuale Sindaco Nino Iannazzo eletto nelle consultazioni elettorali dello scorso anno. Il suo ufficio al primo piano di Palazzo Cammarata è meta continua di dipendenti, consiglieri comunali e amministratori che , per motivi diversi, cercano "conforto" normativo per le mille attività giornaliere. E lui dispensa consigli, oltre che direttive, ad ognuno di loro. Non deve essere facile districarsi tra le mille problematiche date da un Comune che tra dipendenti stabili e precari oltre che lavoratori socialmente utili ha circa trecento dipendenti. Dirige una "squadra" di 6 responsabili di settore.
D: Dr. Piraino, è arrivato oramai al suo sesto anno di esperienza nel Comune di Corleone. Cosa puo' dire di questi sei anni di dirigenza?
R: Quando sei anni fa ricevetti l'offerta di venire a dirigere il Comune di Corleone accettai con molto piacere. Venire qui fu per me una scommessa e una scelta che si è dimostrata foriera di soddisfazioni. Corleone è una cittadina estremamente interessante e il "capitale" umano che ho trovato all'interno dell'Ente è di ottima levatura. Ora si apre una nuova avventura con un'altra amministrazione. Penso che ci siano tutti i presupposti per continuare a far bene.
D.L.

mercoledì 14 maggio 2008

Comunicato stampa FN: l'agricoltura italiana è in pericolo


Il prossimo 15 giugno Mandelson, Commissario Europeo per il Commercio, renderà operativo un accordo, da lui stesso contrattato a Ginevra, tra l’Unione Europea e l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO); tale accordo, che avrà valore di legge anche in Italia, è la più grande minaccia mai affrontata dal settore agricolo e dall’industria alimentare europei e rappresenta una pericolosa implicazione per la salute stessa di tutti i consumatori italiani. Vediamo come e perché.L’accordo in questione, mascherato dalla “necessità” di globalizzare i mercati e aiutare le economie dei paesi invia di sviluppo, di fatto spalanca le dogane e i mercati europei a ogni genere di prodotto proveniente dai 50 paesi più poveri del mondo. Tali prodotti non saranno più sottoposti a dazi né ad alcun genere di controllo qualitativo o merceologico, neanche gli indispensabili controlli sanitari sul cibo e il vestiario.
Saremo invasi da migliaia di tonnellate di cibo e merci di ogni genere a prezzi infinitamente più bassi dei nostri. Tali merci saranno state prodotte spesso da lavoratori-schiavi e sempre da lavoratori il cui costo è straordinariamente inferiore al nostro, senza garanzie sanitarie, senza oneri dovuti a tasse e regolamenti. I nostri produttori, oberati invece da una burocrazia e da una legislazione cavillosa e onnipervasiva, non avranno nessuna possibilità di competere e falliranno uno dopo l’altro. Contemporaneamente le nostre famiglie saranno esposte ad ogni genere di agente patogeno, intossicante, nocivo e, pur avendo risparmiato qualche euro al momento dell’acquisto (se gli intermediari parassitari lo avranno permesso) si troveranno a rimpiangerlo, in termini di salute e spese connesse, nel breve e nel lungo periodo. Gli agricoltori irlandesi, gli unici ad aver analizzato le conseguenze del disastroso accordo hanno messo in conto la perdita del 70% del settore agricolo irlandese. Roberto Fiore in qualità di parlamentare europeo, affronterà nella sua prima sessione di Strasburgo, la settimana prossima, il tema, denunciandolo come una minaccia alla sovranità nazionale ed alla stabilità sociale di Italia e Europa.

Berlusconi: "aboliro' l'ICI sulla prima casa"! E i Comuni?


Lo aveva detto in tempo di campagna elettorale. E ora sembra che voglia mantenere le promesse. Vuole liberare gli italiani da quell' ingiusto fardello che è l'ICI sulla prima casa. Una imposta patrimoniale iniqua che impoverisce il cittadino italiano che ha la sola colpa di possedere una casa dove vivere. Certo che detta così convincerebbe chiunque sulla bontà dell'iniziativa. Ma bisogna stare attenti alle misure sulla fiscalità in quanto si tratta di un terreno alquanto minato. Ma come stanno realmente le cose? Il gettito totale oggi in Italia garantito dall'ICI sulla prima casa è di circa 2,6 miliardi di euro. Circa il 40% dei possessori di case già non pagano l'ICI grazie ad una norma della Finanziaria 2008. Il restante 60% dei proprietari dovrebbe ora essere liberato dall'imposizione ad esclusione di chi possiede immobili definiti "signorili" o castelli dal Catasto. Sapete quanto sono in Italia gli immobili residenziali che dovrebbero continuare a pagare l'ICI? Solo lo 0,67 % del totale. E questa percentuale non è la "realtà" in quanto un serio aggiornamento del Catasto non è stato fatto. Dunque chi potrebbe pagare l'ICI in quanto finanziariamente benestante non la pagherà con il risultato che questa importantissima fonte di finanziamento dei Comuni verrà a mancare. Quindi meno soldi per gli asili nido, meno risorse per lo stato sociale e così via. E meno male che bisogna fare il federalismo fiscale! Non ha senso eliminare l'imposta in maniera indiscriminata poichè così facendo i danni che subiranno i Comuni saranno irreparabili. Se proprio si vuole operare in siffatto modo si deve limitare l'ICI o aumentando la detrazione in funzione del reddito o diminuendo le aliquote in funzione del vero valore patrimoniale della casa. In fondo il nostro non è un sistema fiscale progressivo? Credo di si.........
D.L.

martedì 13 maggio 2008

L'Amministrazione Comunale di Corleone: l'Assessore Pio Siragusa


Mi accoglie in uno degli uffici dell'Assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Corleone. Pio Siragusa, figlio di Giuseppe compianto dirigente del Partito Socialista corleonese, è l'attuale Assessore ai Servizi Sociali con delega di Vice Sindaco della giunta del Sindaco Nino Iannazzo. Di lui si dice che è un Assessore iper attivo forte della sua ben radicata esperienza nel campo dei Servizi Sociali in quanto già Assessore con la precedente giunta comunale. In un tempo in cui il Welfare rimane un punto debole della politica nazionale, a Corleone la cura dello stato sociale vive un periodo di floridezza grazie anche alla oculata gestione dei fondi gestiti dal distretto D40 dei sindaci del comprensorio. Di questo l'Assessore Siragusa ne è visibilmente soddisfatto. Dal padre Giuseppe ha imparato la importanza dell'attività di salvaguardia degli strati piu' deboli della popolazione.
D: Assessore Siragusa è passato quasi un anno dall'insediamento di questa amministrazione comunale. Può trarre un primo bilancio?
R: E' stato un anno abbastanza proficuo di lavoro per tutta la giunta. Dal mio punto di vista e per cio' che riguarda la mia delega posso essere soddisfatto per i risultati fin qui raggiunti. E' chiaro che un anno di lavoro è un periodo troppo esiguo per dare un giudizio completo ma se il buon giorno di vede dal mattino...
D: Politiche a favore degli anziani, tutela dei disabili, politiche sociali in genere, istruzione di certo Lei non ha tempo per annoiarsi.
R: Certamente. Sono pienamente coscente della importanza del mio ambito di lavoro. Mi creda, con tali deleghe il tempo non è mai abbastanza. Per tali motivi un plauso va agli uffici comunali che molto diligentemente e con molta efficienza cercano di porre in essere le mie direttive.
D: E' notizia recente che Lei potrebbe essere candidato alle prossime elezione provinciali del 15 e 16 giugno. Quindi se verrà eletto lascerà il suo ruolo di Assessore del Comune di Corleone?
R: Credo proprio di si.E' un atto che sento moralmente di fare. Non nascondo che , in caso di mia elezione a Palazzo Comitini, una certa amarezza nel lasciare il lavoro svolto fin qui a Palazzo Cammarata la provo. Ma credo che sia mio dovere mettere a disposizione di un piu' vasto ambito amministrativo, qual' è la Provincia, le conoscenze e la esperienza acquisita in questi anni di amministrazione comunale a Corleone. Mi sento comunque di dire che non mancherà il mio apporto, anche se esterno, alle problematiche sociali della mia Città e in questo senso cercherò, se eletto, di coinvolgere in modo fattivo l'amministrazione provinciale ad iniziative di scopo sociale per Corleone.
D.L.

sabato 10 maggio 2008

Enrico Cuccia: il banchiere siciliano che guido' il capitalismo italiano


Celeberrima rimase la definizione che Eugenio Scalfari diede di lui : " parlare con Cuccia è come fare un bagno nell'intelligenza". Ed in effetti il piccolo banchiere siciliano di materia grigia ne aveva tanta. Dal suo ufficio di presidenza di Mediobanca al n° 10 di via Filodrammatici a Milano per circa cinquanta anni ha di fatto guidato il capitalismo delle grandi famiglie in Italia. Pirelli, Agnelli, De Benedetti, Gardini e altri bussavano alla sua porta ogniqualvolta una crisi finanziaria assaliva le loro aziende. E lui aveva sempre una soluzione per tutti. E la sua creatura, Mediobanca, acquisiva pacchetti di controllo attraverso patti di sindacato di voto nelle più grandi holding del Paese. Non rilascio' mai nessuna intervista pubblica tant'è che il grande pubblico non conobbe mai la sua voce. Era riservato fino all'inverosimile e per questo nei salotti buoni milanesi era chiamato "il siciliano a Milano".Non era certamente un banchiere "democratico" in quanto credeva fermamente che il potere finanziario doveva risiedere in poche selezionate famiglie possibilmente collegate con il suo istituto di credito. Si puo' criticare questa sua idea da tutti i punti di vista ma sta di fatto che durante la sua "guida" il capitalismo italiano aveva una stabilità maggiore. Morto Cuccia, Mediobanca ha visto diminuire la sua influenza e i dissesti finanziari stile "Parmalat" purtroppo sono diventati realtà in Italia.
D.L.

venerdì 9 maggio 2008

Servirà detassare gli straordinari?


Non si parla d'altro. Il pubblico dipendente così come l'operaio dell'impresa è euforico per l'annuncio dato da Berlusconi in campagna elettorale e ora ribadito dal Ministro per l'Economia Tremonti. Le ore lavorative straordinarie svolte dal dipendente saranno piu' "pesanti" e potranno garantire un extra reddito insperato. Ma ai fini delle ripercussioni sull'economia della Nazione ci sarà un impatto positivo? Noi ci permettiamo di esporre alcune critiche. Ragioniamo prima dal lato delle imprese. L'imprenditore che chiede ore lavorative suppletive lo fa in quanto ha necessità di produrre beni o servizi in misura maggiore per poter rispondere ad una aumentata domanda degli stessi beni e servizi. Dunque il consumatore puo' spendere di piu' e, avendo una propensione marginale al consumo aumentata, richiede al produttore una maggiore quantità del bene prescelto. Ecco il primo dubbio. In presenza di una economia in piena fase di recessione in cui la propensione marginale al risparmio è prossima allo zero e quella relativa al consumo è in fase di netto declino, riuscirà il nostro fortunato imprenditore a vendere quel "surplus" di beni prodotti? E' ovvio che no. Quindi il nostro imprenditore alla fine , fatti i debiti calcoli, opterà per non chiedere al suo dipendente ore straordinarie in quanto sa già che per lui è un costo ( anche se minore in quanto sgravato dal costo dei contributi lavorativi) a cui non corrisponderà nessun ricavo. E dal lato della Pubblica Amministrazione? Domanda : esistono pubblici dipendente che svolgono lavoro straordinario?
Ci sembra piu' logico operare dal lato delle detrazione o delle deduzioni in quanto simil azione verrebbe a beneficiare una percentuale di popolazione maggiore, non dimenticando che la cosa più importante da fare sarebbe quella di operare dal lato del controllo dei prezzi. Ma siamo in regime di libero mercato........
D.L.

giovedì 8 maggio 2008

Berlusconi Quater: sarà vera gloria?


Oggi pomeriggio il Cavaliere di Arcore e i suoi 21 Ministri giureranno davanti al Presidente della Repubblica. Sarà in grado di risolvere la gran mole di problemi che affligge la Patria? Speriamo. Sarà in grado di tenere a bada la Lega Nord che ha 300.000 uomini pronti con i fucili ( di che marca saranno?) e il suo capo Umberto Bossi che vorrebbe un'Italia spaccata in tre? Speriamo. Sarà in grado di ridare alla nazione la credibilità e il rispetto internazionale che merita? Speriamo. Sarà in grado di limitare il vergognoso sperpero di denaro pubblico ( finanziamento ai partiti, lauti stipendi e prebende varie ai politici ecc.ecc.) e di ridare fiducia alle classi piu' deboli che non credono piu' nello Stato? Speriamo. E in ultimo, avrà la capacità di spiegare a Gianfranco Fini che Alleanza Nazionale non esiste più e che certe cose se li deve scordare? Questo non lo speriamo....
D.L.

martedì 6 maggio 2008

Il Piano Marshall: altruismo americano o altro?



George Marshall era il Segretario di Stato americano nel 1947. Successivamente alla fine del secondo conflitto mondiale egli elaboro' un piano di aiuti finanziari per gli stati europei le cui economie erano state distrutte dalla guerra. Nacque così l' European Recovery Programm che doveva in quattro anni a partire dal 1947 pianificare un sistema di aiuti strutturali alle economie dei paesi europei con un budget di circa 17 miliardi di dollari. Il nostro Paese ebbe nel quadriennio un totale di 1014 milioni di dollari che servirono essenzialmente all'acquisto di beni di prima necessità e solo incidentalmente all'avvio di un serio piano di migliorie strutturali.
E' lecito ora domandarsi: fu vero altruismo americano verso gli stati europei? Decisamente no. Le economie europee sarebbero risorte anche senza il Piano Marshall ( con qualche anno di ritardo) e vi è da dire che attraverso il sistema di aiuti finanziari iniziò la grande influenza americana sul vecchio continente, influenza che da essenzialmente militare si allargò fino a diventare vera e propria ingerenza politica, economica e sociale. In più la vera molla scatenante del Piano Marshall fu la paura, avvertita dagli analisti economici del tempo,che il crollo della domanda di beni e servizi internazionale avrebbe portato anche la economia statunitense in piena recessione.
D.L.

lunedì 5 maggio 2008

Dio e la razionalità umana


Se vi fermate un attimo a pensare a cosa vuol dire credere in Dio scoprirete che la vostra fede e la vostra razionalità fanno a pugni continuamente. Tuo fratello ti fa un torto ? Dio ti dice che lo devi perdonare mentre la tua mente , travestita da istinto, ti dice che tuo fratello non merita il tuo affetto. Hai la possibilità di avanzare di carriera nel tuo lavoro approfittando di un momento di debolezza di un tuo collega? Dio ti dice che lo devi aiutare mentre il tuo istinto , travestito da razionalità, vorrebbe approfittarne. Si ha in altro dire la sensazione che aver fede significhi un annullamento dell’ istinto/raziocinio di sopravvivenza a favore di una irrazionalità “mistica”. Per dirla con Nietzsche “ Dio deve morire affinché l’uomo possa diventare un superuomo Orbene è proprio questa affermazione del filosofo tedesco lo spunto logico su cui riflettere. Nietzsche parte dal presupposto che la razionalità umana è un valore inespresso in quanto al primo sintomo di debolezza l’uomo immobilizza la sua testa pensante per chiedere aiuto ad una entità che può arrivare dove la sua mente non arriva : Dio. Eliminato questo “fardello” l’uomo è liberato dai sensi di colpa, dalla paura del diavolo ed è condotto libero verso la verità. Impressionante. Un costrutto logico che analizzato bene sembra essere granitico. I lettori di questo blog saranno sconcertati da leggere cotante “assurdità”. In realtà tutto il pilastro ideologico di Nietzsche, che comunque resta un pensatore di primissimo piano, si basa , a mio parere, su delle fondamenta fragili. E la fragilità più importante è che la potenza dell’uomo finisce allorquando ci si imbatte nell’impossibilità di spiegare i grandi misteri della vita : dai misteri della creazione fin alla immensità dell’universo cosmico. E’ proprio qua sta il punto focale della discussione: non è la razionalità umana che potrebbe negare l’esistenza divina ma è la sua perfetta incapacità a spiegare cose inspiegabili che ne diventa la principale prova dell’esistenza di Dio. Quindi non posso spiegare tutto ma quasi tutto con la mia mente e quel che resta per arrivare a “tutto” deve avere una spiegazione : ed essa è l’esistenza di Dio con la sua logica superiore. Quindi razionalità umana e Dio sono l’una la prova dell’esistenza dell’altro perché la prima è debole rispetto a grandi “visioni”.
D.L.

giovedì 1 maggio 2008

Dai bidelli agli onorevoli, un’Italia alla deriva



C’erano una volta le impiraresse che perdevano gli occhi a infilar perline, le filandine che passavano la vita con le mani nell’acqua bollente e le lavandere che battevano i panni curve sui ruscelli sospirando sul bel molinaro.

Ma all’alba del Terzo Millennio, al passo col resto del mondo che produceva ingegneri elettronici e fisici nucleari e scienziati delle fibre ottiche, nacquero finalmente anche in Italia delle nuove figure professionali femminili: le scodellatrici. Cosa fanno? Scodellano. E basta? E basta. Il moderno mestiere, per lo più ancora precario, è nato per riempire un vuoto. Quel vuoto lasciato dalle bidelle che, ai sensi del comma 4 dell’art. 8 della legge 3 maggio 1999, n. 124, assolutamente non possono dare da mangiare ai bambini delle materne. Detta alla romana: «Nun je spetta».

C’è scritto nel protocollo d’intesa coi sindacati. Non toccano a loro le seguenti mansioni: a) ricevimento dei pasti; b) predisposizione del refettorio; c) preparazione dei tavoli per i pasti; d) scodellamento e distribuzione dei pasti; e) pulizia e riordino dei tavoli dopo i pasti; f) lavaggio e riordino delle stoviglie. Scopare il pavimento sì, se proprio quel pidocchioso del direttore didattico non ha preso una ditta di pulizie esterna. Ma scodellare no. Ed ecco che le scuole materne e primarie, dove le bidelle (pardon: «collaboratrici scolastiche») sono passate allo Stato, hanno dovuto inventarsi questo nuovo ruolo. Svolto da persone che, pagate a parte e spesso riunite in cooperative, arrivano nelle scuole alle undici, preparano la tavola ai bambini, scoperchiano i contenitori del cibo, mescolano gli spaghetti già cotti con il ragù e scodellano il tutto nei piatti, assistono gli scolaretti, mettono tutto a posto e se ne vanno. Costo del servizio, Iva compresa, quasi un euro e mezzo a piatto. Mille bambini, 1.500 euro. Costo annuale del servizio in un Comune di media grandezza con duemila scolaretti: 300.000 euro.

Una botta micidiale ai bilanci, per i Municipi: ci compreresti, per fare un esempio, 300 computer. Sulla Riviera del Brenta, tra Padova e Venezia, hanno provato a offrire dei soldi alle bidelle perché si facessero loro carico della cosa. Ottocento euro in più l’anno? «Ah, no, no me toca...». Mille? «Ah, no, no me toca...». Millecinque? «Ah, no, no me toca...». Ma ve lo immaginate qualcosa di simile in America, in Francia, in Gran Bretagna o in Germania? (...) E sempre lì torniamo: chi, se non la politica, quella buona, può guidare al riscatto un Paese ricco di energie, intelligenze, talenti straordinari, ma in declino? Chi, se non il Parlamento, può cambiare le regole che per un verso ingessano l’economia sul fronte delle scodellatrici e per un altro permettono invece agli avventurieri del capitalismo di rapina di muoversi impunemente con la libertà ribalda dei corsari? (...)

Giorgio Napolitano ha ragione: «Coloro che fanno politica concretamente, a qualsiasi schieramento appartengano, devono compiere uno sforzo per comprendere le ragioni della disaffezione, del disincanto verso la politica e per gettare un ponte di comunicazione e di dialogo con le nuove generazioni ». Ma certo questa ricucitura tra il Palazzo e i cittadini, necessaria come l’ossigeno per interrompere la deriva, sarebbe più facile se i partiti avessero tutti insieme cambiato quell’emendamento indecente infilato nell’ultimo decreto «milleproroghe» varato il 23 febbraio 2006 dalla destra berlusconiana, ma apprezzato dalla sinistra. Emendamento in base al quale «in caso di scioglimento anticipato del Senato della Repubblica o della Camera dei Deputati il versamento delle quote annuali dei relativi rimborsi è comunque effettuato». Col risultato che nel 2008, 2009 e 2010 i soldi del finanziamento pubblico ai partiti per la legislatura defunta si sommeranno ai soldi del finanziamento pubblico del 2008, 2009 e 2010 previsto per la legislatura entrante. Così che l’Udeur di Clemente Mastella incasserà complessivamente 2 milioni e 699.701 euro anche se non si è neppure ripresentata alle elezioni. E con l’Udeur continueranno a batter cassa, come se fossero ancora in Parlamento, Rifondazione comunista (20 milioni e 731.171 euro), i Comunisti italiani (3 milioni e 565.470), i Verdi (3 milioni e 164.920). (...)

E sarebbe più facile se i 300 milioni di euro incassati nel 2008 dai partiti sulla base della legge indecorosa che distribuisce ogni anno 50 milioni di rimborsi elettorali per le Regionali (anche quando non ci sono), più 50 per le Europee (anche quando non ci sono), più 50 per le Politiche alla Camera (anche quando non ci sono: quest’anno doppia razione) e più 50 per le Politiche al Senato (doppia razione) non fossero un’enormità in confronto ai contributi dati ai partiti negli altri Paesi occidentali. (...) Certo che ha ragione Napolitano, a mettere in guardia dai rischi dell’antipolitica. Ma cosa dicono i numeri? Che la legge attuale, che nessuno ha voluto cambiare, spinge i partiti a spendere sempre di più, di più, di più. Per la campagna elettorale del ’96 An investì un milione di euro e fu rimborsata con 4, in quella del 2006 ne investì 8 e ne ricevette 64. E così tutti gli altri, dai diessini ai forzisti. Con qualche caso limite come quello di Rifondazione: 2 milioni di spese dichiarate, 34 incassati. Rimborsi per il 2008? C’è da toccar ferro. (...) «Un fantastilione di triliardi di sonanti dollaroni». Ecco a parole cos’hanno tagliato, se vogliamo usare l’unità di misura di Paperon de’ Paperoni, dei costi della politica. A parole, però. Solo a parole. Nella realtà è andata infatti molto diversamente.

E si sono regolati come un anziano giornalista grafomane che stava anni fa al Corriere della Sera e scriveva ogni pezzo come dovesse comporre un tomo del mitico Marin Sanudo, il cronista veneziano che tra i 58 sterminati volumi dei Diarii e i 3 delle Vite dei Dogi e il De origine e tutto il resto, riuscì a riempire l’equivalente attuale di circa 150.000 pagine. Quando il vecchio barone telefonava in direzione per sapere della sua articolessa, il caporedattore sudava freddo: «Tutto bene il mio editoriale, caro?». «Scusi, maestro, dovrebbe tagliare 87 righe». «Togliete gli asterischi». Questo hanno fatto, dal Quirinale alle circoscrizioni, nel divampare delle polemiche sulle spese eccessive dei nostri palazzi, palazzetti e palazzine del potere: hanno tolto gli asterischi. Sperando bastasse spargere dello zucchero a velo per guadagnare un po’ di tempo. Per tener duro finché l’ondata d’indignazione si fosse placata. Per toccare il meno possibile un sistema ormai così impastato di interessi trasversali alla destra e alla sinistra da essere diventato un blocco di granito. (...)

Almeno una porcheria, i cittadini italiani si aspettavano che fosse spazzata via. Almeno quella. E cioè l’abissale differenza di trattamento riservata a chi regala soldi a un partito piuttosto che a un’organizzazione benefica senza fini di lucro. È mai possibile che una regalia al Popolo della Libertà o al Partito democratico, a Enrico Boselli o a Francesco Storace abbia diritto a sconti fiscali fino a 51 volte (cinquantuno!) più alti di una donazione ai bambini leucemici o alle vittime delle carestie africane? Bene: quella leggina infame, che avrebbe dovuto indignare Romano Prodi e Silvio Berlusconi e avrebbe potuto essere cambiata con un tratto di penna, è ancora là. A dispetto delle denunce, dell’indignazione popolare, delle promesse e perfino di una proposta di legge, firmata a destra da Gianni Alemanno e a sinistra da Antonio Di Pietro. Proposta depositata in un cassetto della Camera e lasciata lì ad ammuffire. Ma se non ora, quando?