lunedì 26 gennaio 2009

Il film : Schindler's List


Qui si ha pienamente la forza descrittiva di uno dei registi più virtuosi in circolazione: Steven Spielberg. Crudo, ossessivo, spietato, maniacale nei particolari il regista racconta con maestria il punto più basso raggiunto dall'umanità nel '900 : l'olocausto. Girato interamente in bianco e nero è la storia vera di un industriale tedesco, Oskar Schindler, che utilizza ebrei deportati per la produzione di materiale bellico nella sua azienda. Finirà con il salvare migliaia di vite dai forni crematori. Sull'argomento credo che sia il film più riuscito. Vinse due Oscar per la miglior regia e come miglior film.Parlare dell'olocausto non è mai facile. La abominevole stupidità e cattiveria del barbaro con i baffetti ha mietuto milioni di morti e ridotto l'Europa in miseria e rovine, dando di fatto il via alla influenza politica ed economica americana sul vecchio continente. Qui si inserisce il tratto distintivo del nazismo, assolutamente da non considerare come ideologia politica ma come esclusiva megalomania farneticante, individuabile come cognizione della superiorità deterministica della razza. E' stato più volte scritto, a ragione, che il Fascismo, a differenza del Nazismo, aveva una sua ratio politica e sociale, una connotazione ben distinta nel rinnegare il capitalismo e il comunismo e collocandosi come terza via rispetto alle due visioni antitetiche. La debolezza di Mussolini nel non essere riuscito ad essere un oppositore di Hitler ( e solo lui poteva esserlo in quel contesto storico) ha di fatto costituito la genesi alla morte politica del Fascismo.A volte ci si chiede come sarebbe cambiato il corso della storia se Fascismo e nazismo non si fossero incontrati.
D.L.

giovedì 15 gennaio 2009

13 gennaio 2009 : la natura si scatena in Sicilia


S.Margherita e la costa Ionica Messinese ricorderanno a lungo la giornata del 13 e la notte del 14 Gennaio 2009.La furia degli elementi si e’ scatenata con tutta la sua forza, creando panico tra gli abitanti delle ville che affacciano sulla S.S. 114 di Runci,nel litorale Ionico Messinese.Già duramente colpita dalle mareggiate del 28 Novembre e dell’11 Dicembre scorsi, la Strada principale che collega i Comuni di Messina alla Città, viene nuovamente DEVASTATA da una delle mareggiate piu’ forti degli ultimi tempi.La forza devastante dei marosi ha raggiunto il livello GROSSO (forza 7 della scala), causato da una forte area di bassa pressione che dalla Tunisia si è spinta fin verso il Canale di Sicilia nella tarda mattinata di ieri e successivamente nel pomeriggio, nel Trapanese.Il divario di pressione tra 998 hpa/mb e i Balcani ha creando un forte gradiente barico, raggiungendo picchi di 25/30 mb/hpa. L’unione anche delle maree e delle correnti nello Stretto con la famosa rema ASCENDENTE, che si incanala da Nord verso Sud, ha contribuito ancora di piu’ all’innalzamento del moto ondoso, già di per se molto forte, nella riviera Ionica, grazie all’azione frenante creata dal contrario flusso del moto ondoso rispetto ad essa.Il risultato è stato che il mare è arrivato dentro le case degli abitanti del pian terreno in vari tratti, ove la gente terrorizzata si è barricata in casa temendo il peggio.Addirittura c’è chi è scappato a Messina centro dai familiari per passare la sera e la notte ,dopo che il mare nel primo pomeriggio già iniziava ad entrargli in cucina .Detriti di ogni tipo con uno spessore di sabbia di circa 30 cm lungo tutto il tratto della S.S. 114 che va dalla fine del secondo lotto del lungo mare e per circa 200 mt.Divorata la strada costruita con pietre temporanee per salvaguardare il futuro terzo lotto.
A volte la Natura fa capire all’uomo che è meglio che si faccia da parte, la lotta continua ma sarà impresa ardua combattere la potenza di essa e non c’è barriera che tenga che eliminerà totalmente l’impeto dei marosi che sicuramente faranno nuovamente parlare di se in altri punti.Perchè ricordiamoci, chi cerca di sottrarre da una parte la strada al mare, esso se la riprenderà in un altro luogo, facendo capire chi ancora comanda.
Giovanni Micalizzi - redattore Meteoweb

Quello che Gianfranco Fini disse molto tempo fa...


E' a dir poco difficile immaginare la destra italiana di oggi senza l'opera di Giorgio Almirante. Senza di lui non saremmo quei che siamo. Senza di lui non saremmo qui.Questa destra non è figlia del caso o dell'improvvisazione. E' figlia del lungo cammino che Almirante, con altri, intraprese agli albori della Repubblica.A quel cammino si sono aggiunti, via, altri italiani perbene, altre intelligenze, altre storie. E se questa aggregazione è stata possibile, ciò si deve al modo generoso con cui Almirante guardava all'impegno politico.Mai sterilmente nostalgico, mai ripiegato su se stesso, mai ostile al nuovo, Almirante ci ha insegnato a puntare al futuro, a guardare al domani. Era un uomo che ha avuto un destino curioso, quello di anticipare i tempi con una lucidità straordinaria. Parlava di pacificazione quando gli altri si ostinavano a parlare di divisione degli italiani. Parlava di riforme istituzionali e costituzionali quando per gli altri la Costituzione era un tabù intoccabile. Parlava di moralità pubblica quando gli altri si rifiutavano di mettere in discussione il sistema delle tangenti. Parlava di Patria quando gli altri la beffeggiavano e la deridevano. Parlava di Europa quando l'Europa era lontana, inarrivabile. Un anticipatore, insomma, uno che guardava al futuro, che lo intuiva e lo progettava.Ricordare Giorgio Almirante non è dunque doveroso e dolce. È necessario. Necessario per noi e per tutti coloro che, come lui, vogliono immaginare un'Italia civilmente pacificata, politicamente rinnovata, moralmente pulita ed europea. Di quell'Europa che tanto amava perché vi ritrovava le radici culturali della nostra civiltà feconda e inarrivabile.Lezione politica altissima, la sua. Che ne fa uno dei padri di quell'Italia civile che la politica ha spesso ignorato e offeso.Il nostro compito, rinnovando le istituzioni, è quello di ricomporre il giusto equilibrio fra politica e società, fra governati e governanti, proprio così come Giorgio Almirante voleva.Se ci riusciremo avremo compiuto l'opera che egli ci aveva insegnato. Sarebbe il traguardo più bello per tutti.Gianfranco Fini

martedì 13 gennaio 2009

Raffaele contro Umberto con Silvio nel mezzo


Alla fine i nodi dovevano venire al pettine. La variegata famiglia che si chiama Pdl aveva inglobato ogni possibile sorta di partiti: dal partito del Nord ( Lega) al partito del Sud ( MPA) agli ex democristiani , socialisti, repubblicani ecc. ( Forza Italia) fino ai figli pentiti dei missini ( An). Una famiglia troppo eterogenea. Ed infatti ecco stamani scoppiare il primo caso : il rincaro del 20% sull'energia elettrica in Sicilia grazie a un emendamento della Lega nel disegno di legge di conversione del decreto anticrisi del governo. Il governo regionale di Raffaele Lombardo non ci sta. Pippo Gianni assessore all´Industria nella giunta Lombardo: «Adesso basta, mi appello a tutti i parlamentari eletti in Sicilia: fermate il Carroccio. Non è possibile che assesti un colpo dietro l´altro alla nostra terra". Ed ancora l'Assessore : "nonostante la Sicilia sia una delle aree con la maggior concentrazione di impianti di produzione, i nostri imprenditori potrebbero pagare l´energia a prezzi ulteriormente maggiorati rispetto ai loro colleghi del Nord Italia. Abbiamo il dovere di impedire questa ennesima carognata". E quindi i parlamentari siciliani hanno decio di scrivere un documento comune da consegnare nelle mani del,premier Berlusconi affinchè finisca questo stillicidio."Adesso basta, mi appello a tutti i parlamentari eletti in Sicilia: fermate il Carroccio. Non è possibile che assesti un colpo dietro l´altro alla nostra terra». Lo ascolteranno? Vedremo.

D.L.

lunedì 12 gennaio 2009

Genesi di una crisi



Tutti gli indici macroeconomici ormai non lasciano adito a nessun dubbio: siamo in profonda crisi economico- finanziaria. Non accadeva, in queste proporzioni, dal 1929. Ora ci si arrovella per capirne le cause, per analizzarne i presupposti e per cercare i evidenziare possibili vie d'uscita. Giunti a questo punto una cosa appare ovvia: il liberismo sfrenato esenza controllo ha mietuto vittime. Lo Stato fallisce quando non interviene, il libero mercato fallisce comunque. La linea di demarcazione tra possibili allocazioni pareto-efficienti delle risorse è oramai , in simil contesto, pressochè labile. La globalizzazione della economia mondiale, che solo pochi avevano criticato, ha presentato il suo conto. Come in un perfido effetto domino la crisi finanziaria dal paese a stelle e strisce ha invaso il vecchio continente, lasciando, almeno per ora, indenni le economie cinesi e indiane. La ricetta per uscirne fuori è nel contempo semplice e complessa. Primo: regime di autarchia per cercare di essere meno sensibili alle fluttuazione dei mercati mondiali. Di sicuro impatto strategico è la via nucleare : essere indipendenti sul settore energetico è il primo passo. Secondo: redistribuzione del reddito nazionale. Il più ricco dieci per cento degli italiani, che posseggono più del sessanta per cento della ricchezza totale, in una situazione di recessione a lungo raggio è destinato a vedersi rosicchiata la propria ricchezza. Questo è il messaggio che i nostri governanti dovrebbero mandare. Terzo : basta con gli insopportabili privilegi della politica. Finanziamento pubblico ai partiti, stipendi d'oro a politici e burocrati, sperperi e via discorrendo devono essere eliminati. Subito.Appare di sicura efficacia un ritorno ( tantissimo tempo è passato) a serie politiche di welfare. Che lascino stare le social card e diano impulso serio alle politiche sociali.Da un punto di vista strettamente tecnico potrebbe servire una diversa politica monetaria. Abbassare i tassi è solo un palliativo che in simili condizioni non porta a nulla di concreto. L'inflazione galoppante post euro ha ora lasciato, grazie al crollo verticale dei consumi, il posto ad una stasi dei prezzi. Aumentare il circolante nel circuito economico nazionale ( non è una assurdità, almeno ora) potrebbe avere i suoi effetti positivi. Infine che lo Stato torni a fare lo Stato. Basta con l'egemonia dei partiti. Le chiacchere ora servono a poco.

D.L.

domenica 11 gennaio 2009

Il Ministro simpaticone!


E' veramente simpatico Renato Brunetta. Fa quasi tenerezza. Non è che non sia intelligente, per carità, ma forse frequenta compagnie "complicate". La sua ultima uscita è che il pubblico dipendente si vergogna di dire al figlio che lavoro fa mentre il tornitore alla Ferrari ha il sorriso e la dignità di dire al figlio che cosa fa, l'impiegato al catasto, i professori, i burocrati no. Lo ha detto parlando a Neveazzurra, la kermesse politica invernale del Pdl che si tiene a Roccaraso. Qualcuno dica che cosa vuole dire. E' urgente. E' un affare di Stato! S'è messo in testa che gli italici problemi sono una causa del dipendente pubblico fannullone e nessuno riuscirà a fargli cambiare idea! Personalmente lo preferisco un po' di più ( ma non tanto) come economista che come Ministro bestia nera di impiegati del catasto o dei comuni fannulloni!
D.L.

venerdì 9 gennaio 2009

La crisi economica secondo Roberto Fiore ( F.N.)


(D)Siamo in mezzo di una crisi economica enorme , con gravi conseguenze sociali. Come ci siamo arrivati?
(R)L’enorme inganno di una finanza basata sulla pratica dell’usura e della speculazione sta crollando su se stesso in modo inarrestabile. In conseguenza di questo crollo buona parte dell’ economia reale mondiale è entrata in sofferenza. Recessione, disoccupazione, inflazione rappresentano la febbre di un corpo malato destinato a soffrire prima di guarire. Il problema del momento è che molti paesi (Islanda, Ungheria) saranno “salvati” dalla bancarotta da un intervento del IMF che chiederà ristrutturazioni dell’ economia che in sintesi consisteranno in:
licenziamenti di massa, abbassamento del tenore di vita, calo delle nascite e controllo delle risorse nazionali.
(D)Molti economisti stanno parlando di fine del Mondialismo. E’ possibile questo e cosa si possono aspettare i popoli in una situazione post mondialista?
(R)Putin di recente ha affermato: “Questa è la fine del capitalismo”. Tale affermazione è più precisa di “fine del mondialismo”, perché il mondialismo è la conseguenza logica della degenerazione capitalista.
Il capitalismo nazionale non esiste perché per antonomasia il capitalismo è il fenomeno del capitale che libero da ogni vincolo che non si sottomette a nulla: logiche politiche, sociali, etiche. La libera impresa, invece, è altra cosa e può avere una funzione etica e sociale non coincidendo con il capitalismo selvaggio-liberista.
(D)Ci sono somiglianze con la crisi del 1929? Possiamo aspettare anche situazioni politiche simili ai movimenti nazional popolari degli anni ‘30?
(R)Molti analisti internazionali prevedono un cataclisma politico in cui l’ estrema destra aumenterà i consensi. In realtà, noi potremo cavalcare la tigre della crisi solamente se sapremo offrire l’antidoto al cancro della finanza e cioè il ritorno ad una economia del reale e del bene comune, intrinsecamente cristiana e anticapitalista.
(D)L’ Unione Europea, per affrontare la crisi, sta tornando a un sistema economico statale. Lei come vede le decisioni che sono state prese dai capi di governo europei ?
(R)La tendenza è apparentemente buona ma nasconde un grande inganno.
I governi europei, Gran bretagna in primis stanno entrando nella proprietà azionaria delle grandi banche. Ma i capitali da dove vengono ? Dalla Banca d’ Inghilterra e dalla BCE. Da dove prendono i capitali costoro ? Dal nulla, lo creano arbitrariamente e senza basi di ricchezza. Chi restituirà questi soldi alla Banca d’ Inghilterra e alla BCE ? il popolo inglese ed i popoli europei. Quindi ci sarà un impoverimento violento dei popoli dovuto a questa manovra apparentemente nazionalista
D.L.

giovedì 8 gennaio 2009

Come si combatte la crisi? Semplice: auto blu per le P.A.


Che vergogna! C'è povertà in Italia, c'è disperazione ma i "notabili" di questo stranissimo stato italiano del nuovo millennio non rinunciano alle auto blu per le loro sudatissime missioni di lavoro. L'Italia ha conquistato un nuovo record mondiale per il proprio parco di 'auto blù, che ha raggiunto le 607.918 unità. È quanto emerge dallo studio condotto da Contribuenti.it - Associazione Contribuenti Italiani con 'Lo Sportello del Contribuentè che ha analizzato il parco auto esistente, sia proprie che in leasing, in noleggio operativo ed in noleggio lungo termine, presso lo Stato, Regioni, Province, Comuni, Municipalità, Asl, Comunità montane, Enti pubblici, Enti pubblici non economici e Società misto pubblico-private, Società per azioni a totale partecipazione pubblica. In soli due anni, in Italia, si è passati da 574.215 a 607.918 auto blu, un aumento del 6% in soli due anni. Dopo la legge del 1991 che limitava l'uso esclusivo delle auto blu ai soli Ministri, Sottosegretari e ad alcuni Direttori generali, si sono sempre proposte regolamentazioni e tagli, mai effettuati. La classifica dei paesi che utilizzano le 'auto blù vede oggi al comando l'Italia con 607.918 seguita dagli USA con 75.000, Francia con 64.000, Regno Unito con 55.000, Germania con 53.000, Turchia con 52.000, Spagna con 42.000, Giappone, con 31.000, Grecia con 30.000 e Portogallo con 23.000. «In Italia gli amministratori pubblici hanno superato ogni limite - sostiene Vittorio Carlomagno, presidente Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani - Basterebbe una norma che stabilisse il limite di cilindrata delle auto blu per ridurre drasticamente il parco auto, sostenere le industrie automobilistiche italiane e incrementare l'utilizzo di prestigiose utilitarie italiane come la Grande Punto».
Si badi bene, la nostra nazione ha 8 volte il numero di auto blu degli Usa pur essendo infinitamente più piccola. Ma perchè gli italiani non si indignano? Che siano assuefatti? Basta una social card da 40 euro mensili per farli tacere?
Fonte dati: Il Sole 24ore.
D.L.

mercoledì 7 gennaio 2009

La Lega Nord, la Patria e il federalismo assoluto.


"La Repubblica, una e indivisibile,...(omissis)" recita l'articolo 5 della Costituzione della nostra Patria. Ma quelli dal fazzolettino verde non la pensano così.L'Italia si può spaccare in tre pezzi. Il Nord, il ricco e laborioso Nord per i fatti suoi, il Centro con Roma Ladrona a far da confine per l'odiato Sud. Secoli di storia impermeati per il raggiungimento della unità, per la lotta contro gli stranieri,per il riconoscimento dell'orgoglio e della identità di un popolo non contano. E giù ad offese verso il tricolore,l'inno di Mameli e quant'altro. Ed il leader della Lega, il senatur Bossi sposato con una siciliana ( strana la vita!)in un congresso della Lega a Padova il 20 luglio 2008 , sulla frase dell'inno di Mameli ( "che schiava di Roma...) punta a tal proposito il dito medio verso l'alto. Roma, la città eterna, la Capitale indiscussa d'Italia!Senza contare tutte le volte che vorrebbe far imbracciare i fucili ai leghisti contro tutti! E il suo alleato Silvio Berlusconi? E' di queste ore la notizia secondo cui il Cavaliere, a proposito della questione Malpensa, lo abbia bacchettato dicendo che gli interessi del nord non sono un'esclusiva degli amici della Lega. C'è da riflettere.A tal proposito sorge immediata una domanda: Alleanza Nazionale ( figlia dell'ex MSI) come fa a convivere con un alleato che giornalmente attacca e mina alle fondamenta un sacro ideale di destra come l'identità di una Nazione? Misteri della politica italiana del nuovo millennio!
D.L.

sabato 3 gennaio 2009

Sull' approvazione del Bilancio 2009 al Comune di Corleone : e.mail che riceviamo e pubblichiamo.


Leggo sul sito di Città Nuove ( www.cittanuove-corleone.it, ndr) che l'opposizione consiliare al Comune di Corleone ha criticato non poco l'approvazione del bilancio 2009 fatta il 31 dicembre. Non ho capito bene se queste critiche vengono fuori dal fatto che l'amministrazione comunale è riuscita ad approvare il bilancio secondo i tempi previsti e non come in passato all'ultimo giorno disponibile e quindi si è dimostrata attiva o da altro. Personalmente sono dell'opinione che non serve essere sempre critici per partito preso ma bisogna essere coscienti del fatto che quando una cosa positiva viene fatta per il bene della nostra piccola cittadina bisogna essere contenti. Quindi non ho ben capito perchè i consiglieri del Movimento per l'Autonomia, che è un partito di centro destra, hanno abbandonato l'aula consiliare prima della votazione non dando così il proprio contributo che poteva essere costruttivo per l'approvazione del bilancio. Tra le altre cose i consiglieri dell'opposizione non hanno criticato il bilancio nei contenuti, magari criticando una spesa eccessiva o una mancata previsione su un qualcosa che bisogna fare nella nostra città ma hanno criticato solo il fatto che si è provveduto all'approvazione per l'ultimo dell'anno.
La prego di pubblicare questa mia lettera. Grazie.
Lettera Firmata

venerdì 2 gennaio 2009

Gli effetti nefasti del capitalismo senza regole : il signoraggio bancario


Volendo essere molto tecnici si può definire il signoraggio bancario come l’insieme dei redditi derivanti dall’emissione di moneta.Con riferimento alle emissioni di banconote in euro il reddito da signoraggio generato dall’emissione della moneta è definito come reddito originato dagli attivi detenuti in contropartita delle banconote in circolazione e viene ricompreso nel calcolo del reddito monetario che, secondo l’articolo 32.1 dello Statuto del SEBC, è “il reddito ottenuto dalle Banche Centrali Nazionali nell’esercizio delle funzioni di politica monetaria del Sistema Europeo delle Banche Centrali. E una questione ardua e molto complessa adatta solamente a chi nella sua vita ha ingurgitato ( metaforicamente) testi di economia. Ma qui cercheremo di rendere la questione un po' piu' chiara. Come spesso si fa in economia per spiegare concetti complessi, partiamo da un esempio volutamente elementare per poi andare più nello specifico. Supponiamo che in una comunità semplice in cui non vi siano contatti con l'esterno ( ipotizziamo una città isolata) non esista la moneta e tutti scambiano prodotti con prodotti. Così chi produce pomodori per avere un paio di scarpe deve cedere una certa quantità dell'ortaggio per avere in cambio dal calzolaio le scarpe. Ipotizziamo che ad certo punto un tizio ( che chiameremo banchiere) dica di aver inventato le monete fatte di oro e che tali monete possono essere utilizzate pe comprare i prodotti di cui ciascuno ha bisogno senza dover obbligatoriamente cedere il proprio prodotto. Prestare bene attenzione ad una cosa : la moneta è fatta in oro e non in carta o metallo comune e quindi ha un valore reale dato dalla quantità di materiale prezioso utilizzato per costruirla. Il nostro banchiere che produce moneta deve ora decidere quanta moneta dare a ciascun abitante della città. Non si arriva ad un accordo perchè il falegname ne vuole più del muratore e così via cosicchè il banchiere decide di darne una quantità uguale a ciascuno con il patto che ognuno dovrà restituire alla fine dell'anno la quantità di moneta ricevuta più un cinque per cento. Quindi se il muratore riceve 100 monete di oro alla fine dell'anno ne dovrà restituire 105. L'interesse ( cioè il cinque per cento) da dove lo prenderà? Lo potrà prendere dal falegname il qualepero' alla fine dell'anno avrà solo 95 monete di oro. Quindi il nostro banchiere sa che sta chiedendo un cosa ( l'interesse) che non tutti potranno pagare. Ipotizziamo che ad un certo punto gli abitanti della nostra città non vogliamo più andare in giro con le monete di oro ma depositino le monete presso una cassaforte dell'abitazione del nostro banchiere il quale rilascia un documento attestante il deposito. Quel documento sono le banconote( di 5,10,20 ecc euro).Sono nate le banconote in carta semplice sempre "coniate" dal nostro furbo banchiere. A questo punto il nosto furbissimo banchiere pensa che puo' prestare la quantità di oro che non è sua ma di cui ha la piena disponibilità chiedendo un interesse o stampare altre banconote per prestarle anch'esse.....
Il furbo banchiere è in realtà l'Istituto che emette moneta ( ora la BCE o Banca Centrale Europea mentre prima dell'avvento della lira era la Banca d'Italia) e i cittadini della città isolata in realtà siamo tutti noi. Ma c'è un piccolo particolare che non molti sanno : il 95% del capitale della Banca d'Italia è in mano a privati ( banche di credito ordinario, fondazioni ecc) e quindi quel cinque per cento ( che in realtà materialmente non può esistere) è il prezzo che ogni cittadino paga a pochi privati per possedere moneta già sudata con il lavoro ( da non confondere con il tasso di interesse su una somma avuta in prestito).
Perchè la Banca centrale francese e inglese sono statali e la Banca d'Italia no? Sarebbe bello avere una risposta da chi dice che per superare la crisi bisogna "consumare".
D.L.