martedì 22 febbraio 2011

La crisi economica sta distruggendo la Nazione. Ma si parla solo e sempre di riforma della giustizia.

Tutti gli indici macroeconomici ormai non lasciano adito a nessun dubbio: siamo in profonda crisi economico- finanziaria. Non accadeva, in queste proporzioni, dal 1929. Ora ci si arrovella per capirne le cause, per analizzarne i presupposti e per cercare i evidenziare possibili vie d'uscita. Giunti a questo punto una cosa appare ovvia: il liberismo sfrenato esenza controllo ha mietuto vittime. Lo Stato fallisce quando non interviene, il libero mercato fallisce comunque. La linea di demarcazione tra possibili allocazioni pareto-efficienti delle risorse è oramai , in simil contesto, pressochè labile. La globalizzazione della economia mondiale, che solo pochi avevano criticato, ha presentato il suo conto. Come in un perfido effetto domino la crisi finanziaria dal paese a stelle e strisce ha invaso il vecchio continente, lasciando, almeno per ora, indenni le economie cinesi e indiane. La ricetta per uscirne fuori è nel contempo semplice e complessa.
Primo: regime di autarchia per cercare di essere meno sensibili alle fluttuazione dei mercati mondiali. Di sicuro impatto strategico è la via nucleare : essere indipendenti sul settore energetico è il primo passo. Secondo: redistribuzione del reddito nazionale. Il più ricco dieci per cento degli italiani, che posseggono più del sessanta per cento della ricchezza totale, in una situazione di recessione a lungo raggio è destinato a vedersi rosicchiata la propria ricchezza. Questo è il messaggio che i nostri governanti dovrebbero mandare. Terzo : basta con gli insopportabili privilegi della politica. Finanziamento pubblico ai partiti, stipendi d'oro a politici e burocrati, sperperi e via discorrendo devono essere eliminati. Subito.Appare di sicura efficacia un ritorno ( tantissimo tempo è passato) a serie politiche di welfare. Che lascino stare le social card e diano impulso serio alle politiche sociali.Da un punto di vista strettamente tecnico potrebbe servire una diversa politica monetaria. Abbassare i tassi è solo un palliativo che in simili condizioni non porta a nulla di concreto. L'inflazione galoppante post euro ha ora lasciato, grazie al crollo verticale dei consumi, il posto ad una stasi dei prezzi. Aumentare il circolante nel circuito economico nazionale ( non è una assurdità, almeno ora) potrebbe avere i suoi effetti positivi. Infine che lo Stato torni a fare lo Stato. Basta con l'egemonia dei partiti. Le chiacchere ora servono a poco.

28 ottobre 1922

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